I demoni annidati in Vaticano

“Angeli e demoni”, uscito in America nel 2000 (tre anni prima de Il codice da Vinci) è assurto a fama mondiale solo dopo il successo di quello che era a tutti gli effetti un sequel.

Dall'Opus Dei

Il merito, o la colpa, è di una giuda turistica che, durante una visita di Dan Brown al Vaticano, gli mostrò un passaggio usato dai Papi per proteggerne la fuga in caso di attacco nemico, spiegando che i più antichi e fieri avversari di Santa Romana Chiesa erano i membri di una setta segreta, gli Illuminati, ovvero scienziati perennemente assetati di vendetta dai tempi delle persecuzioni contro Galileo. Quando la guida aggiunse che, secondo alcune teorie, gli Illuminati erano ancora attivi e addirittura influenzavano le sorti della politica mondiale (il simbolo della piramide tronca sormontata da un occhio in un triangolo non appare forse sulle banconote da un dollaro?) era fatta: Dan Brown avrebbe scritto il primo dei sui thriller esoterici.

Così, secondo quel che racconta l'ormai plurimilionario e spudorato autore, nasce “Angeli e demoni”, uscito in America nel 2000 (tre anni prima de Il codice da Vinci) e assurto a fama mondiale solo dopo il successo di quello che era a tutti gli effetti un sequel. Da quel viaggio in Italia, Brown riportò un aneddoto che cita volentieri nelle interviste: la perquisizione subita, prima di un'udienza papale, dalle guardie svizzere in cerca di flacconi d'acqua che, dopo la benedizione di Sua Santità, poteva teoricamente essere rivenduta come “acqua santa”.

Il tour vaticano avrebbe portato a un commercio di ben altro tipo: perché è in”Angeli e demoni” che nasce la figura di Robert Langdon, professore di Harvard, esperto di storia dell’arte e iconografia religiosa, detective per caso. Ed è qui che Brown sperimenta quello che sarà l'impianto del Codice: un delitto di apertura dove la vittima è a conoscenza di non disvelabili segreti e dove la scena del crimine è quanto meno singolare. Se Jacques Sauinière, nel Codice, viene ritrovato sul pavimento del Louvre disposto come l'uomo vitruviano, qui un bulbo oculare di Leonardo Vetra giace in un corridoio del Cern, il Centro europeo di ricerche nucleari sorto cinquantuno anni fa a Ginevra.

Perché in “Angeli e demoni”, come avveniva nelle vecchie avventure di Topolino e del dr. Enigm, è scomparsa addirittura l'antimateria, che i trafugatori intendono utilizzare a scopo esplosione vendicativa. Obiettivo: il Vaticano nei giorni del Conclave. Mandanti: gli Illuminati in persona, frementi di rabbia non appagata dopo la mancata ricostituzione del Triangolo del Potere in Lora Croft: Tomb Raider (e soprattutto dopo lo sbeffeggiamento della setta e della conspiracy theory che negli anni Settanta fecero Rohert Joseph Shea e Rohert Anton Wilson nella strepitosa trilogia Illuminatus) . Assai citata, infatti, da saggi, romanzi, videogiochi, film, la confraternita intende qui rivendicare la libertà della scienza in contrapposizione a secoli di oscurantismo religioso: per ribadirlo, gli Illuminati di Brown rapiscono scopo omicidio quattro importanti prelati onde sacrificarli su altrettanti Altari della Scienza. Per individuarli, urge decifrazione di antichi documenti ed enigmatici codici: questa volta attribuiti a Galileo Galilei e Gianlorenzo Bernini, anch’essi affiliati della setta insieme, almeno, a Cellini, Goethe, Mozart. Ma oltre a dare la giusta direzione alla freccia angelica ne L'estasi dì Santa Teresa, Langdon deve anche vedersela con temibili ambigrammi a simmetria rotazionale, ovvero parole leggibili anche nel riflesso di uno specchio o ruotandole di 180°, dove gli esegeti dell'autore vedono un accenno alla questione dell'ipotetica simmetria del Big Bang, e alla primigenia produzione di materia e antimateria.

Raccomandazioni al lettore: non prendete mai in parola Dan Browu quando sostiene che leggendo i suoi libri si apprendono molte cose vere. E immaginare invece che, arrivati all'ultima pagina di Angeli e demoni, appaia la classica domanda che conclude un videogame: “salvare la partita prima di uscire”?

  • Loredana Lipperini // La Repubblica