Genitori, educate i vostri figli all'amore!

Nella sua lettera mensile Il Prelato ricorda alcune feste liturgiche di agosto e, nell’Anno Mariano per la famiglia che si vive nell’Opus Dei, svolge alcune considerazioni sul ruolo dei genitori nell’educazione affettiva dei figli.

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Nella sua lettera mensile Il Prelato ricorda alcune feste liturgiche di agosto e, nell’Anno Mariano per la famiglia che si vive nell’Opus Dei, svolge alcune considerazioni sul ruolo dei genitori nell’educazione affettiva dei figli.

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Carissimi: Gesù mi protegga le mie figlie e i miei figli!

Nel cuore del mese di agosto brilla la solennità dell’Assunzione della Madonna. Oltre a celebrare la gloria che nostra Madre meritò per la sua totale corrispondenza alla grazia di Dio, è anche un’immagine della beatitudine che ci attende, se rispondiamo fedelmente alla vocazione cristiana.

«Mentre la Chiesa», ricorda il Concilio Vaticano II, «ha già raggiunto nella beatissima Vergine quella perfezione, che la rende senza macchia e senza ruga (cfr. Ef 5, 27), i fedeli del Cristo si sforzano ancora di crescere nella santità per la vittoria sul peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti» [1].

Nel mese che inizia, ci sono altre ricorrenze mariane che ci colmano di gioia. Domani è la memoria di Nostra Signora degli Angeli. Il 5, anniversario della dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore, ricordiamo la maternità divina della Madonna. Infine, il 22 celebriamo l'incoronazione della Santissima Vergine Regina e Signora del creato. Il giorno seguente, 23 agosto, sarà l’anniversario del momento in cui san Josemaría udì nella sua anima l’esortazione Adeamus cum fiducia ad thronum gloriae, ut misericordiam consequamur: accostiamoci con fiducia al trono della gloria, cioè a Maria Santissima, per ottenere misericordia.

Queste ricorrenze ci invitano a considerare che Dio ci ha preparato una dimora eterna in Cielo, dove abiteremo con l’anima e con il corpo glorificati, dopo aver seguito lealmente il cammino che Dio ha tracciato per ciascuno, consapevoli che ci sono molti, innumerevoli, modi di percorrere la strada che conduce alla gloria.

La maggior parte degli uomini e delle donne è chiamata dal Signore a santificarsi nello stato matrimoniale; altri, molti anch’essi, ricevono il dono del celibato con cui servono la Chiesa e le anime indiviso corde [2], con cuore indiviso. In ogni caso, sia nel matrimonio, sia nel celibato, si tratta sempre di una vocazione divina, di una chiamata che il Signore rivolge a ogni creatura.

Ridi perché ti dico che hai “vocazione matrimoniale”? – Ebbene, l’hai: proprio così, vocazione.
(San Josemaría)

Sin dagli anni 30 del secolo scorso, san Josemaría predicava con piena convinzione questa realtà; erano tempi in cui la vocazione alla santità si riteneva quasi esclusivamente riservata ai sacerdoti e a chi sceglieva la vita religiosa. Tuttavia, nostro Padre insistette, nella predicazione e nella direzione spirituale con i giovani: Ridi perché ti dico che hai “vocazione matrimoniale”? – Ebbene, l’hai: proprio così, vocazione [3].

Per la buona educazione dei figli, è necessario aiutarli a prepararsi bene a scegliere liberamente il cammino che li porterà a Dio. È un compito che spetta immediatamente anche ai genitori. La Chiesa ha sempre affermato che padri e madri non possono delegare questo obbligo ad altri. Già Pio XI denunciò i mali di «quel naturalismo, che (…) invade il campo dell’educazione in argomento delicatissimo come è quello dell’onestà dei costumi» [4]. Mentre san Giovanni Paolo II, nell’esortazione apostolica Familiaris consortio, riafferma che «l’educazione all’amore come dono di sé costituisce anche la premessa indispensabile per i genitori (…). Di fronte ad una cultura che “banalizza” in larga parte la sessualità umana, perché la interpreta e la vive in modo riduttivo e impoverito, collegandola unicamente al corpo e al piacere egoistico» [5], chi è a capo della famiglia deve considerare molto seriamente, in tale impegno, la dignità della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio.

In questo contesto, è assolutamente irrinunciabile l’educazione alla castità, virtù che sviluppa l’autentica maturità di ogni uomo e di ogni donna e li rende capaci di rispettare e valorizzare l’appartenenza del corpo a Dio. Per questo chi presiede la famiglia deve porre un’attenzione e una cura particolare per discernere i segni della chiamata di Dio per l’educazione alla verginità, come forma suprema di quel dono di sé che costituisce il senso stesso della sessualità umana [6].

Certamente i genitori possono e, talora, devono consigliarsi con persone ben formate, ma l’iniziativa e la responsabilità appartengono sempre a loro. Non devono mostrare dubbi o timori nell’affrontare questi temi. Mi rivolgo specialmente ai fedeli e ai Cooperatori dell’Opera chiamati allo stato matrimoniale. Con senso soprannaturale e affetto umano, con fine attenzione, vi accorgerete delle inquietudini che nascono nei vostri figli e interverrete allora con delicatezza, facendo leva sulla preghiera.

San Josemaría consigliava seriamente e affettuosamente ai genitori, che fossero loro stessi a parlare ai figli dell’origine della vita, utilizzando esempi comprensibili. Anche per le coppie cui Dio non ha concesso figli, c'è ampio spazio per collaborare con l'esempio e con la parola nella difesa della meravigliosa virtù della castità.

Vi ricordavo che Dio chiama la maggior parte degli uomini e delle donne allo stato matrimoniale. Nella preparazione a questo passo, ha un ruolo importante il fidanzamento. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che i figli hanno il diritto e il dovere di scegliere la professione e lo stato di vita e aggiunge: «Assumeranno queste nuove responsabilità in un rapporto confidente con i loro genitori, ai quali chiederanno e dai quali riceveranno volentieri avvertimenti e consigli. I genitori avranno cura di non costringere i figli né quanto alla scelta della professione, né quanto a quella del coniuge. Questo dovere di discrezione non impedisce loro, tutt’altro, di aiutarli con sapienti consigli, particolarmente quando progettano di fondare una famiglia» [7].

Il nostro fondatore raccomandava che il tempo del fidanzamento non andasse troppo per le lunghe: quel che è ragionevole per giungere a una sufficiente conoscenza reciproca e comprovare l’esistenza di un amore che dovrà poi crescere sempre di più. Nel frattempo è necessario attenersi con temperanza e autodominio alle esigenze della legge di Dio.

Purtroppo anche in questo campo si sono diffusi idee e comportamenti erronei, che contrastano nettamente con la legge naturale e la legge divina positiva. Papa Francesco, in un’udienza di alcuni mesi fa, esponeva alcuni punti dell’insegnamento tradizionale della Chiesa. Tra l'altro, ricorda che l’alleanza d’amore tra l’uomo e la donna, alleanza per la vita, non si improvvisa, non si fa da un giorno all’altro. Non c’è il matrimonio express: bisogna lavorare sull’amore, bisogna camminare. L’alleanza dell’amore dell’uomo e della donna si impara e si affina [8]. E aggiunge, con realismo: Chi pretende di volere tutto e subito, poi cede anche su tutto – e subito – alla prima difficoltà (o alla prima occasione) [9].

Se i genitori sono attenti allo sviluppo fisico e spirituale dei figli, potranno accorgersi più facilmente di quando hanno bisogno di un consiglio opportuno o di un orientamento

Se i genitori sono attenti allo sviluppo fisico e spirituale dei figli, potranno accorgersi più facilmente di quando hanno bisogno di un consiglio opportuno o di un orientamento. Al contempo, devono riconoscere la possibile e magnifica chiamata di qualcuno di loro a dedicarsi al servizio di Dio e delle anime nel celibato apostolico. Quando i genitori si spaventano dinanzi a questa possibilità e si oppongono insensatamente a tale scelta, dimostrano per lo meno che lo spirito di Cristo è penetrato poco nelle loro anime, che il loro cristianesimo è molto superficiale. È logico invece che considerino la cosa alla presenza di Dio e che, se sono stati intransigenti, cambino atteggiamento. Ritengo che solo chi ama il cammino del celibato comprenderà con maggior profondità la grandezza di un matrimonio onesto.

Torno daccapo. San Josemaría fu, per volere di Dio, un audace araldo della chiamata alla santità in tutti gli stati di vita. Ripeteva spesso che benediceva l’amore degli sposi con tutte e due le sue mani di sacerdote, perché i coniugi sono i ministri e la materia stessa del sacramento del matrimonio (…). Allo stesso tempo, dico sempre che quelli che seguono la vocazione al celibato apostolico non sono degli scapoloni che non comprendono e non apprezzano l’amore, tutt’altro: la spiegazione della loro vita sta nella realtà di quell’Amore divino – mi piace scriverlo con la maiuscola – che è l’essenza stessa di ogni vocazione cristiana.

Non c’è nessuna contraddizione fra apprezzare la vocazione matrimoniale e comprendere la maggior eccellenza della vocazione al celibato propter regnum coelorum (Mt 19, 12). Sono convinto che qualsiasi cristiano capisce perfettamente che queste due cose sono compatibili, se fa in modo di conoscere, accettare e amare la propria vocazione personale. Vale a dire: se ha fede e vive di fede (…).

Quindi, un cristiano che si impegna per santificarsi nello stato matrimoniale ed è consapevole della grandezza della propria vocazione, sente spontaneamente una particolare venerazione e un profondo affetto verso quanti sono chiamati al celibato apostolico; e quando, per grazia di Dio, qualcuno dei suoi figli intraprende questo cammino, egli ne prova sincera gioia. E giunge ad amare ancora di più la propria vocazione matrimoniale, che gli ha permesso di offrire a Cristo – il grande Amore di tutti – celibi e sposati – i frutti dell’amore umano [10].

Il 15 rinnoveremo, come tutti gli anni, la consacrazione dell’Opus Dei al Cuore dolcissimo di Maria, che nostro Padre compì per la prima volta nella Santa Casa di Loreto nel 1951. Vi incoraggio a ripetere molte volte la giaculatoria che allora ci raccomandava – Cor Mariae dulcissimum, iter para tutum! – chiedendo alla Madonna di preparare a tutti un cammino sicuro: a chi ha ricevuto la vocazione matrimoniale e a chi segue Gesù sulla via del celibato apostolico.

Pochi giorni fa ho avuto l’opportunità di recarmi a Lourdes e, con l’immaginazione, in tutti i santuari dedicati a nostra Madre, accompagnandovi ovunque andiate. Non smettete di unirvi alla mia preghiera per il Papa, per le sue intenzioni e per il prossimo Sinodo sulla famiglia. Tempo fa, alcune persone non dell’Opera mi dicevano: “Nell’Opus Dei amate molto la Madonna”; non hanno torto, e dobbiamo sforzarci tutti di amarla di più.

Con tutto il suo affetto, vi benedice

vostro Padre

+ Javier

Pamplona, 1° agosto 2015.

[1] CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 65.

[2] Cfr. 1 Cor 7, 32-34.

[3] SAN JOSEMARÍA, Cammino, n. 27.

[4] PIO XI, enc. Divini illius Magistri, 31-XII-1929, n. 49.

[5] SAN GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Familiaris consortio, 22-XI-1981, n. 37.

[6] Cfr. Ibid.

[7] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2230.

[8] PAPA FRANCESCO, Discorso durante l’udienza generale, 27-V-2015.

[9] Ibid.

[10] SAN JOSEMARÍA, Colloqui, n. 92.