"Da Vinci Code", falsi misteri, vero successo

In un romanzo che è diventato un enorme successo editoriale, l’americano Dan Brown racconta che Gesù era lo sposo di Maria Maddalena e l’antenato dei Merovingi. Crimini e complotti, giochi ed enigmi costellano il plot.

Dall'Opus Dei

Il sorriso della Gioconda, le lacrime di Maria Maddalena e la ricerca del Santo Graal sono tre ingredienti il cui miscuglio può generare un cocktail inatteso: si tratta di Da Vinci Code, il romanzo di Dan Brown che, da quando è stato pubblicato negli Stati Uniti, nel marzo 2003, è diventato un fenomeno editoriale.

Sin dalla sua uscita, il libro si è ritrovato in prima posizione sulla lista delle migliori vendite del New York Times, del Wall Street Journal, del Publishers Weekly et del San Francisco Chronicle.

Venduto in più di 10 milioni di copie, il romanzo suscita al contempo un entusiasmo spettacolare, varie polemiche e la pubblicazione di numerose opere destinate a spiegarlo o ad analizzare il suo straordinario successo. I diritti per l’adattamento cinematografico sono stati acquisiti da Columbia, che ha affidato il progetto a Ron Howard, con Russel Crowe. Tradotto in una quarantina di lingue, ha venduto in Francia, dal mese di aprile, più di 500 000 copie.

Da Vinci Code comincia come un romanzo poliziesco. Il direttore del Louvre è ritrovato assassinato nel bel mezzo del suo museo in una posizione singolare. Interamento nudo, le braccia e le gambe aperte e circondate da strani pittogrammi, il cadavere ricorda L'Uomo di Vitruvio, il celebre disegno di Leonardo da Vinci. L’inchiesta rivela rapidamente che questa messa in scena non è stata voluta dall’assassino, ma è stata ricercata in un ultimo sussulto dalla stessa vittima, che cerca in questo modo di trasmettere un messaggio.

Non si tratta di lanciare gli inquirenti sulla pista dell’omicida - sarebbe troppo banale – ma di far loro indovinare un segreto d’importanza capitale, segreto del quale la vittima era l’ultimo depositario. Robert Langdon, specialista di simbologia dell’università di Harvard, che si trovava a Parigi per una conferenza, è chiamato ad aiutare gli inquirenti. Assistito dalla giovane Sophie Neveu, nipote del direttore assassinato, si dedica a decifrare il mistero.

Senza rivelare completamente la trama, si può dire che, stando ad essa, la Chiesa cattolica avrebbe singolarmente coperto la verità storica riguardante Cristo. Gesù sarebbe stato sposato con Maria Maddalena, ed i loro figli, dopo numerose peripezie, si sarebbero ritrovati in Gallia e avrebbero fondato la dinastia dei re merovingi. I loro discendenti vivrebbero ancora in Francia e tra di loro figurerebbe il direttore del Museo del Louvre.

Una società segreta, il Priorato di Sion, sarebbe depositaria di questo pesante segreto che costituisce un’arma potente della quale la Chiesa cattolica, e in particolare la sua ala più dura, l’Opus Dei, vuole assolutamente impedire la divulgazione. Nel corso dei secoli, un certo numero di membri del Priorato avrebbero lasciato filtrare degli indizi : tra di loro c’è anche Leonardo da Vinci, che avrebbe costellato le sue tele di segni eloquenti riguardanti il ruolo eminente di Maria Maddalena nella religione cattolica.

Potenze occulte

Il romanzo si allontana quindi dal genere poliziesco per trasformarsi in un gioco di società che consiste nel decifrare codici inseriti gli uni negli altri. Così l’iscrizione trovata presso il cadavere - "O Draconian Devil ! Oh Lame Saint" – è l’anagramma perfetto di "Leonardo da Vinci ! The Mona Lisa !" come pure "Sa croix grave l'heure" diventa "La vierge aux rochers". Talvolta si è paragonato Da Vinci Code al Pendolo di Foucault, con la differenza che Umberto Eco, da buon semiologo, nel suo romanzo prende in giro la follia interpretativa che consiste nel vedere segni dappertutto rinchiudendosi in questo inattaccabile sillogismo : « Io dico che esiste una società segreta con delle ramificazioni nel mondo intero che complotta per diffondere la voce che esiste un complotto universale».

Il successo di Da Vinci Code può spiegarsi per l’aspetto ludico del romanzo, che invita continuamente il lettore a decifrare anagrammi e palindromi di ogni genere, mentre lo fa passeggiare a Parigi dal Louvre a San Sulpizio o nel Regno Unito, da Westminster Abbey a un villaggio scozzese; oppure per l’aspetto femminista della tesi sviluppata, secondo la quale il principio femminile sarebbe stato cancellato dalla storia delle religioni; ma anche e soprattutto per l’ossessione di essere manipolato o strettamente sorvegliato da potenze occulte. Proprio questa ossessione che crea nel lettore è la fonte della vocazione di romanziere di Dan Brown.

Nato nel 1964 a Exeter, nel New Hampshire, era professore di inglese all’università Phillips Exeter, nel 1995, quando i servizi segreti americani sono venuti sul campus per arrestare uno studente che aveva parlato, in un e-mail rivolto ad uno dei suoi compagni, della possibilità di assassinare il presidente Clinton. Era certamente uno scherzo, e la cosa non ebbe conseguenze, ma Dan Brown fu impressionato dalla capacità delle agenzie di informazione di sorvegliare le azioni ed i gesti degli individui. Rinunciò al suo hobby di compositore di canzoni (una di esse è stata interpretata ad Atlanta durante le olimpiadi) per scrivere il suo primo romanzo, Digital Fortress (1996), che metteva in scena la National Security Agency e il pericolo che essa costituisce per le libertà individuali.

Angel & Demons, che metteva per la prima volta in scena il personaggio di Robert Langdon, sembra un banco di prova per Da Vinci Code. Vi ritroviamo una setta, gli Illuminati, un conflitto con la Chiesa, un’inchiesta che risale al Rinascimento e a Galileo e l’assassinio di uno scienziato che avrebbe messo a punto l'antimateria, un campione esplosivo della quale si ritrova nelle cantine del Vaticano, in pieno conclave per l’elezione di un nuovo papa.

Forte del suo successo, Dan Brown ha già l’idea di una dozzina di romanzi che mettono Langdon alle prese con i grandi misteri dell’umanità. Il seguito di Da Vinci Code, che deve svolgersi negli Stati Uniti, è in corso di scrittura. L’idea di un detective capace non soltanto di risolvere inchieste criminali, ma anche di rendere comprensibile un universo pieno di misteri e di strane coincidenze, è certamente destinata ad un brillante avvenire.

Un fenomeno turistico (*)

Da Vinci Code è anche un fenomeno turistico. I lettori più appassionati cercano i misteriosi “segni” che costellano il libro recandosi a Parigi, Roma e Londra. Gli organizzatori del viaggio propongono brevi visite d’Europa (per 2, 299 dollari) o di Parigi e percorsi nel Louvre (per 110 euro). Alcuni di questi lettori non possono fare a meno di constatare le incoerenze e inesattezze che abbondano nel romanzo. Così nella chiesa di Saint-Sulpice, i visitatori (più di 20 000 quest’estate, secondo il padre Henri d'Antin) ricercano invano indizi: il pavimento non è di granito, non c’è nessun tempio pagano nella cripta...

Alcuni sono in piedi sotto ad un cartello che indica che “la linea meridiana segnata da una riga di ottone fa parte di uno strumento scientifico” - e che “contrariamente alle fantasiose affermazioni contenute in un recente romanzo di successo, essa non coincide con il meridiano dell’Observatoire (...). L’unica maniera di conferire un senso religioso a questo strumento di astronomia è di riconoscere in Dio il Creatore e il Signore del Tempo". Tra questo gruppo di turisti, alcuni americani sono venuti proprio per vedere la famosa linea, tre finlandesi per “sapere dov’è la verità”.

(*) ARTICOLO PUBBLICATO NELL’EDIZIONE DEL 10.09.04

  • Gérard Meudal // LE MONDE