Vale la pena dedicare la vita a seminare pace e gioia

Mons. Fernando Ocáriz ha celebrato oggi il funerale di Luciano Iavazzo, uno dei primi aggregati dell’Opus Dei in Italia che la sera del 22 maggio è tornato alla casa del Padre.

Dall'Opus Dei
Opus Dei - Vale la pena dedicare la vita a seminare pace e gioia

Sor Luciano, come era affettuosamente chiamato dai suoi amici (sor in dialetto romanesco sta per ‘signor’) ha vissuto gran parte della sua vita a Roma, nel quartiere san Giovanni, insieme alla sorella maggiore Marcella, alla quale era molto legato e che lo aspettava in Cielo da qualche anno. Conobbe san Josemaría e l’Opus Dei all’inizio degli anni ‘50.

Sor Luciano e san Josemaría

Come ha ricordato mons. Fernando Ocáriz durante l’omelia del funerale di sor Luciano: “Si era entusiasmato scoprendo che qualsiasi lavoro si può realizzare per amore di Dio”.

Luciano si è santificato nel bel mezzo della strada facendo lavori come il posteggiatore

Morto a 91 anni, durante la sua vita ha fatto tanti lavori come il meccanico, il centralinista e anche il posteggiatore. Il prelato dell’Opus Dei ha voluto ricordare proprio un episodio della vita di Luciano che riguarda il suo lavoro da posteggiatore: “In un parcheggio dove lavorava come posteggiatore, incontrò il beato Álvaro che lo abbracciò con affetto e spiegò a chi lo accompagnava che quel suo fratello si stava santificando proprio nel bel mezzo della strada, usando un’espressione che era molto cara a san Josemaría”.

Luciano e altre persone del'Opus Dei con le loro famiglie durante la beatificazione di san Josemaría.

La fedeltà al piano di vita spirituale e il legame con il fondatore dell’Opus Dei e i suoi successori hanno caratterizzato la vita di Luciano, che era un uomo imponente e massiccio, ma che quando parlava di san Josemaría “inevitabilmente alla fine si commuoveva”, come racconta Giampaolo, un suo amico più giovane che il sor Luciano ha incaricato di continuare a raccontare barzellette una volta che fosse andato in Cielo: “E mo’ che me ne vado ce pensi tu, a Giampa’, a racconta’ e barzellette, me raccomanno”.

Parlando di san Josemaría alla fine si commuoveva sempre (Giampaolo, un amico di Luciano)

Luciano amava la convivialità, suonare la chitarra e la tromba, la birra fresca, il tennis e, quando la salute ha cominciato a venirgli meno, gli piaceva andare a nuotare con le pinne in piscina.

Chi lo ha conosciuto lo ricorda per la sua capacità di mettere buon umore e per lo spirito di servizio

Chi lo ha conosciuto lo ricorda per la sua capacità di mettere buon umore e per lo spirito di servizio. Questi due aspetti cercava di viverli anche nel lavoro.

Mons. Fernando Ocáriz e sor Luciano in una foto di dicembre 2017

Quando faceva il centralinista, in un centro dell’Opus Dei nel quale viveva un sacerdote, rispose a una telefonata proveniente dal Vaticano. Una persona, all’altro capo del telefono, voleva che Luciano gli passasse il sacerdote senza però dirgli chi fosse. Luciano, con molta professionalità, gli disse che aveva necessità di sapere il nome del richiedente. Allora la persona dall’altro capo del telefono disse: “Qui parla il Vaticano”. Quindi Luciano rispose: “Ma tutto quanto?" Alla fine la persona che chiamava dal Vaticano cedette alla professionalità e al buon umore di Luciano, rivelandogli il proprio nome.

Per tanti anni Luciano ha fatto il centralinista

Concludendo l’omelia, mons. Fernando Ocariz ha ricordato che “Vale la pena dedicare la vita a seminare pace e gioia, attraverso il lavoro ben fatto, attraverso l’amicizia e la fedeltà ai piccoli doveri della vita di ogni giorno, come Luciano ha fatto lungo tutto la sua vita di lavoro e di servizio”.