Mi colpiva la gioia dei loro occhi

In questa intervista Orietta racconta la sua ricerca di Dio: da un cristianesimo un po’ tiepido al buddismo, per poi scoprire la bellezza di una vita cristiana vissuta pienamente.

Testimonianze
Opus Dei - Mi colpiva la gioia dei loro occhi Orietta e la sua famiglia.

Quando hai sentito parlare per la prima volta di Dio?

Sono nata in una famiglia cattolica, ho ricevuto il Battesimo e, all'età di 8 anni, ho fatto la prima Comunione. Alle scuole medie sono andata dalle suore Salesiane e, pur avendo un’educazione cristiana, non ho ricevuto il sacramento della Cresima in quel periodo, ma solo poco prima di sposarmi, all'età di 19 anni, per poter celebrare la cerimonia di nozze in chiesa.

Come avete trasmesso la fede a vostro figlio?

Dopo un anno, abbiamo avuto un bambino bellissimo che, naturalmente, ha ricevuto il Battesimo e al quale abbiamo cercato di insegnare ad essere un buon cristiano secondo quella che, all'epoca, era la nostra formazione religiosa – oggi posso dire molto limitata.

pur vivendo da persona perbene, non conoscevo proprio cosa volesse dire vivere da cristiana vera

Comunque andavamo quasi sempre a Messa la domenica e personalmente mi avvicinavo al Sacramento della penitenza di tanto in tanto, per ricevere la Comunione. In quegli anni, pur vivendo da persona perbene, non conoscevo proprio cosa volesse dire vivere da cristiana vera. Comunque gli anni passavano, il bambino cresceva, riceveva i Sacramenti della Prima Comunione e della Cresima e la nostra vita trascorreva piuttosto tranquilla.

Avevate deciso di avere solo un bambino?

Il motivo per cui dico ancora “il bambino”, nonostante i tanti anni passati dal giorno del matrimonio, è che, a quel tempo usavamo anticoncezionali per non avere altri figli, cosa di cui oggi mi pento amaramente. Avremmo infatti potuto ricorrere ai metodi naturali anche se in verità non avevamo motivi seri per non averne altri. Racconto questo perché è uno dei motivi che mi hanno allontanato dalla Messa della domenica.

Come fare la confessione per poter ricevere la Comunione, domenica dopo domenica, ripetendo sempre lo stesso peccato con la promessa di correggere quella scelta, sapendo che invece non volevo cambiarla?

invece di risolvere il problema vero mi sono allontanata dal presunto problema, cioè dalla Chiesa e dalla Messa domenicale

Questa situazione mi ha creato dei problemi di coerenza e, invece di prendere la decisione giusta, cioè non ricorrere più agli anticoncezionali, oppure credere davvero che a poco a poco la grazia del sacramento della penitenza avrebbe potuto darmi la forza per essere più generosa nei confronti della vita, ho fatto la scelta sbagliata e invece di risolvere il problema vero mi sono allontanata dal presunto problema, cioè dalla Chiesa e dalla Messa domenicale.

Come è avvenuto il tuo incontro con il buddismo?

Durante una crociera nel Mar Rosso, in un periodo in cui ero un po’ in crisi esistenziale – mi avvicinavo ai miei primi quarant'anni – ho incontrato due sorelle milanesi buddiste. La sera, dopo cena, sotto un cielo stellato, mi hanno raccontato meraviglie del buddismo e ho ascoltato con attenzione, tanto che al ritorno ho chiesto se esistesse qualche gruppo per approfondire l'argomento.

Naturalmente ce n’era uno vicinissimo a casa e immediatamente ho iniziato a frequentare, ogni giovedì, le riunioni buddiste, imparando la preghiere in lingua giapponese antica e il mantra che si ripete mattina e sera.

La messa per i 25 anni di matrimonio.

Come funziona la pratica buddista?

Le riunioni sono quattro al mese e consistono in due riunioni di discussione chiamate Zadankai, in cui si parla di un argomento di vita quotidiana letto in chiave buddista, scelto dalle responsabili (sono 2 per ogni gruppo di circa 15 persone), una riservata a uomini e donne separatamente e una di studio ritenuta molto importante.

Lo studio del Buddismo non ha come scopo un “sapere” fine a se stesso, quanto piuttosto una coerente e costante applicazione e sperimentazione dei principi teorici nella vita quotidiana.

Obiettivo della pratica buddista è l’ottenimento della Buddità per sé e per gli altri, attraverso un processo di trasformazione – la rivoluzione umana – che parte da se stessi per arrivare alla propria comunità, riconoscendo e rispettando la potenziale Buddità presente in ogni forma di vita.

sono diventata così preparata nella pratica buddista da essere nominata responsabile di gruppo e la cosa è andata avanti per 10 anni

Lo studio è la bussola che guida questo cammino ma, come scrive Nichiren Daishonin: «La pratica degli insegnamenti buddisti non ti solleverà affatto dalle sofferenze di nascita e morte, a meno che tu non percepisca la vera natura della tua vita».

In questa pratica sono diventata così preparata da essere nominata responsabile di gruppo e la cosa è andata avanti per 10 anni.

Cosa è successo alla fine di questi 10 anni?

Ad un certo punto ho iniziato ad avvertire una mancanza di entusiasmo – proprio io che, con il mio comportamento, avevo avvicinato alla pratica buddista decine di persone – e mi domandavo perché. Ho pensato che forse fosse perché, dopo tanti anni, gli argomenti e lo studio erano sempre gli stessi, ma la cosa non mi convinceva, perché in realtà, volendo, non si finisce mai di studiare.

Che cos'era quel malessere che non mi rendeva spontanea nelle riunioni e che non mi permetteva di prepararle scrupolosamente?

Ma allora? Che cos'era quel malessere che non mi rendeva spontanea nelle riunioni e che non mi permetteva di prepararle scrupolosamente?

Ho deciso di parlare con la mia corresponsabile, dicendole che per un po’ mi sarei ritirata dall'incarico perché avevo bisogno di capire cosa mi sta accadendo.

Sei riuscita a capire la natura della tua inquietudine?

Nel frattempo mio marito, grazie all'invito di un suo caro amico, era diventato un cooperatore dell'Opus Dei e, pur rispettandoci nelle nostre scelte religiose, condividevamo le amicizie: lui con i miei amici buddisti e io con i suoi nuovi amici che frequentavano i mezzi di formazione cristiana dell’Opus Dei.

Mi colpiva la gioia che queste persone esprimevano, non tanto con le parole, ma con i gesti e soprattutto con gli occhi

Ho conosciuto un sacerdote dell’Opus Dei, con il quale ho avuto delle piacevoli conversazioni, senza che la mia scelta religiosa dell’epoca fosse di alcun ostacolo. Mi colpiva la gioia che queste persone esprimevano, non tanto con le parole, ma con i gesti e soprattutto con gli occhi. E poi (finalmente!) non ero più l'unica sposata in un mare di single e separati, ma ero con famiglie unite e felici. Pensai: “Ma allora esistono davvero”!

Quindi hai deciso di riavvicinarti alla fede cristiana?

Sono passati dei mesi e è arrivato il Natale del 2014. Durante quelle giornate festive ho sentito forte il desiderio di andare all'Angelus di Papa Francesco a San Pietro a Roma. Ho espresso questo desiderio a mio marito che mi ha guardato perplesso e scherzosamente mi ha detto: “Ma tu che ci azzecchi con Papa Francesco? Non sei buddista?”. Naturalmente è stato felicissimo di accompagnarmi la domenica successiva a Piazza San Pietro.

Nel periodo di Natale del 2014 Orietta sentì il desiderio di andare all'Angelus in piazza san Pietro.

Siamo arrivati e ci siamo posizionati in mezzo alla piazza, insieme a tantissimi pellegrini in festa provenienti da ogni parte del mondo. Ad un certo punto, si è affacciato alla finestra il Santo Padre. Silenzio, la piazza ha ascoltato con attenzione, con gli occhi rivolti a quella figura bianca in alto. Io lo guardavo ipnotizzata e sentivo i brividi, ad ogni parola.

La pratica buddista è una bella filosofia di vita ma manca di una cosa fondamentale: Dio

Finito il rito dell'Angelus, il Santo Padre ha fatto un giro della Piazza per benedire i presenti e io mi sono arrampicata su un muretto per vederlo meglio. Che giornata!

Cosa ti ha convinto in maniera definitiva a ritornare a essere cristiana?

Sono tornata a casa felice e ho sentito che avevo finalmente capito. La pratica buddista è una bella filosofia di vita e insegna molte cose, ma manca una cosa fondamentale: manca Dio. E io ne avevo un gran bisogno.

Nei giorni seguenti ho chiamato il sacerdote che avevo conosciuto, gli ho spiegato l'accaduto e gli ho detto che desideravo rientrare nella Chiesa Cattolica. Doccia fredda! Mi ha spiegato che, avendo fatto parte di un'altra religione per tutti quegli anni, dovevo chiedere la riammissione al Vescovo.

Mi sono preparata con una bella confessione e ho partecipato con emozione alla cerimonia della mia professione di fede

Fortunatamente è andato tutto bene e, passato qualche giorno, è arrivata la bella notizia: potevo rientrare nella grande famiglia cristiana. Mi sono preparata con una bella confessione e ho partecipato con emozione alla cerimonia della mia professione di fede nel Duomo di Albano, accompagnata da mio marito, dal sacerdote e dai miei nuovi amici.

Quanto tempo è passato dalla tua conversione? Com’è oggi la tua vita?

Oggi sono felice, sono passati 4 anni, partecipo attivamente alle attività di formazione dell'Opus Dei e, anche grazie a questi insegnamenti, sto facendo la catechista la domenica mattina alle bambine che si preparano alla Prima Comunione, cercando di insegnare loro cosa significa vivere da veri cristiani e la gioia che ne deriva.

Ringrazio di cuore tutte le persone che mi hanno aiutato in questo percorso: mio marito che mi ha sempre rispettato nelle mie scelte, don Francesco, i tanti amici che – ho saputo dopo – hanno pregato per me e tutte le belle persone che sto conoscendo e che mi aiutano in questa crescita spirituale.

Non rinnego il mio passato, perché è anche grazie agli anni di buddismo che ho imparato che non si può rimanere in superficie nelle cose spirituali, ma occorrono impegno e studio costanti, quello che oggi sto cercando di fare con l'aiuto dei mezzi di formazione messi a disposizione dall'Opus Dei.

Non rinnego il mio passato, perché è anche grazie agli anni di buddismo che ho imparato che non si può rimanere in superficie nelle cose spirituali

Ho cercato per anni qualcosa che avevo davanti agli occhi, ma che non vedevo per ignoranza, venendo abbagliata da una luce limitata, invece di seguire il grande faro della luce di Dio. Oggi il mio compito è quanto più possibile condividere la mia esperienza con gli altri per dire loro che la gioia è cercare Dio e vivere per Dio.