Terapia del Rosario

Una madre di famiglia alle prese con una grave ricaduta di salute coinvolge le sue compagne di reparto nella recita quotidiana del Rosario.

Testimonianze
Opus Dei - Terapia del Rosario

Davanti a una grave malattia è sempre difficile reagire. Quando si tratta di un tumore recidivo può essere ancora più complicato trovare le forze per combattere: l’importante è cercarle nel luogo giusto.

a causa di alcune complicazioni collaterali Elena è dovuta rimanere per due settimane in un reparto

Elena (nome di fantasia), una donna sposata e con tre figli, dieci anni dopo l’intervento che le aveva permesso di liberarsi da un tumore ha avuto una ricaduta: il male si è ripresentato come se non se ne fosse mai andato.

Dopo una visita di routine il medico l’ha fatta ricoverare d’urgenza, ed è iniziata una delicata operazione durata quattro ore. L’operazione è riuscita ma a causa di alcune complicazioni collaterali Elena è dovuta rimanere per due settimane in un reparto dove il tempo di permanenza medio è, di solito, di due o tre giorni.

Ogni volta che arrivava una nuova paziente, Elena le chiedeva di recitare insieme a lei la preghiera del Rosario

La maggior parte delle persone che arrivavano nel reparto di Elena erano alla prima operazione, e giustamente avevano molta paura per quello che le aspettava. Ogni volta che arrivava una nuova paziente, Elena le chiedeva di recitare insieme a lei la preghiera del Rosario: sia perché stava superando la seconda operazione e comprendeva bene il sentimento che provavano le nuove arrivate, sia perché Elena è sempre stata convinta che “la vita che ci è stata data non è solo qui, ma continua per l’eternità”, come ci ha raccontato suo marito.

Qualche giorno dopo l’intervento Elena ha telefonato al marito dicendogli di aver ricevuto “un calcio in faccia”. Si riferiva a un’infermiera che aveva cercato di coinvolgere nella preghiera del Rosario, e dalla quale aveva ricevuto un rifiuto molto netto, che aveva creato dei momenti di tensione nel reparto.

Una delle signore che sono passate nel reparto di Elena non aveva mai lasciato il suo paesino d’origine se non per questa circostanza. Una volta venuta a conoscenza del fatto che Elena stava per essere dimessa, si è lamentata con le infermiere perché non avrebbe più avuto compagnia nella recita quotidiana del Rosario.

Il giorno della dimissione Elena ha trovato una lettera sul proprio mobiletto. La lettera era stata scritta dall’infermiera del “calcio in faccia”, che ringraziava Elena per il suo esempio: “Mi hai nutrito l’anima e mi hai fatto ricordare che vale la pena cercare di dare e fare sempre il meglio… nonostante tutto, nonostante tante difficoltà”.